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19/12/2011 -


POLIMORFISMO DELLA 7ALFA IDROSSILASI E RISPOSTA AI FIBRATI


S Jian et al; The effect of CYP7A1 polymorphisms on lipid responses to fenofibrate;Journal of Cardiovascular Pharmacology Publish Ahead of Print, 2011




La colesterolo 7alfa-idrossilasi (CYP7A1) oltre a svolgere un ruolo fondamentale nel metabolismo degli acidi biliari, influenza anche i livelli circolanti di trigliceridi. Le mutazioni con perdita di funzione di tale gene comportano la comparsa di ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia. Questo studio ha valutato l’influenza dei polimorfismi di CYP7A1 nel determinare la risposta ipotrigliceridemizzante e all’innalzamento delle HDL dei fibrati la cui variazione di efficacia tra individui è ben nota. Lo studio ha valutato l’efficacia di 160 mg/die di fenofibrato per 3 settimane in soggetti con differenti mutazioni di CYP7A1. Lo studio ha messo in luce che in funzione della variante trovata si poteva osservare un più marcato effetto del fenofibrato sia su trigliceridi (-32%) che sul HDL-C, oppure un maggior effetto solo sul HDL-C e non sui trigliceridi. Varianti del  CYP7A1  possono contribuire quindi all’ampia variabilità di risposta al fenofibrato che si osserva nella pratica clinica.


 F.Bernini





19/12/2011 -

 


EFFETTO DI DUE REGIMI INTESIVI DI TRATTAMENTO CON STATINA SULLA PROGRESSIONE DI MALATTIA CORONARICA.


J Stephen  et al; Effect of Two Intensive Statin Regimens on Progression of Coronary Disease;N Engl J Med 2011 published on November 15, 2011, at NEJM.org.


 


 


 


Gli effetti positivi delle statine sugli eventi cardiovascolari sono proporzionali alla riduzione dei livelli di colesterolo LDL senza un apparente limite a tale correlazione. Atorvastatina e rosuvastatina sono le statine più efficaci nell’abbassare i livelli di colesterolo LDL. Un confronto diretto ha dimostrato una maggiore riduzione del  colesterolo LDL e maggiore aumento del  colesterolo HDL con rosuvastatina, ma le conseguenza cliniche di tali differenze rimangono ancora poco chiare. In questo studio sono state confrontate le dosi più alte dei due regimi terapeutici intensivi con atorvastatina e rosuvastatina per determinare se esistono differenze apprezzabili di effetto sulla progressione dell’aterosclerosi coronarica. E’ stata  condotta l’ultrasonografia intravascolare in 1039 pazienti con disturbi coronarici, al baseline e dopo 104 settimane di trattamento con atorvastatina 80 mg o rosuvastatina 40 mg al giorno, con lo scopo di  confrontare   l’effetto di questi due regimi intensivi  sulla progressione della lesione aterosclerotica e di verificarne  sicurezza .  Dopo 104 giorni di trattamento il gruppo trattato con rosuvastatina presentava minori livelli di colesterolo LDL rispetto al gruppo in trattamento con atorvastatina (62.6 vs. 70.2 mg/dl, P<0.001), e più alti livelli di colesterolo HDL (50.4 vs. 48.6 mg/dl P=0.01).


L’end point primario, la percentuale del volume dell’ ateroma (PAV), è risultato ridotto dello 0.99% con atorvastatina (95% confidence interval [CI], −1.19 to −0.63) e dell’ 1.22% (95% CI, −1.52 to −0.90) con rosuvastatina (P=0.17).  Le dosi massimali di atorvastatina e rosuvastatina portano quindi ad una significativa regressione dell’aterosclerosi coronarica di entita’ sovrapponibile. Nonostante infatti con rosuvastatina siano stati raggiunti minori livelli di colesterolo LDL e maggiori livelli di colesterolo HDL, in entrambi i gruppi di trattamento è stato osservato un grado simile di regressione del PAV.



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 F.Bernini


 


 


 


 




19/12/2011 -

 


EFFETTI DELL’ ATORVASTATINA SULL’INFIAMMAZIONE ARTERIOSA E SISTEMICA  


Yen-Wen Wu et al; The effects of 3-month atorvastatin therapy on arterial inflammation, calcification, abdominal adipose tissue and circulating biomarkers; Eur J Nucl Med Mol Imaging, Publish Ahead of Print, 2011 


 


 


Lo stato infiammatorio e la composizione della placca aterosclerotica, più che la severità della stenosi, sono riconosciuti come il fattore di maggior contributo negli eventi cardiovascolari acuti.L’obiettivo di questo studio è stato quello di determinare l’associazione tra infiammazione arteriosa, calcificazione e biomarcatori sierologici in soggetti con aterosclerosi, e di verificare la loro risposta terapeutica a 12 settimane di trattamento con atorvastatina.


La PET/CT (tomografia ad emissione di positrone) con 18F-Fluorodeossiglucosio (FDG) può tracciare l’infiammazione vascolare e monitorare la risposta terapeutica. Quarantatre pazienti con aterosclerosi che non avevano mai assunto statine, hanno assunto atorvastatina 40 mg/d per 12 settimane e sono stati monitorati con 18F-FDG PET/CT e misurazione di calcificazione coronarica e di volume di tessuto adiposo addominale.L’ infiammazione arteriosa e i valori serici di proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hsCRP), E-selectina, MMP-9, proteina chemio tattica dei monociti 1, FABP4 e follistatina sono stati ridotti significativamente dopo il trattamento con atorvastatina.Conclusioni: il dosaggio medio di atorvastatina per un periodo di 12 settimane ha portato in questo studio ad una riduzione significativa di infiammazione arteriosa e di diversi biomarcatori circolanti.


 F.Bernini


 




19/12/2011 -

 


EFFETTO DELL’INIBITORE DELLA CETP EVACETRAPIB, IN MONOTERAPIA O IN ASSOCIAZIONE CON STATINE, SUL COLESTEROLO HDL E LDL


 J Stephen et al; Effects of the CETP Inhibitor Evacetrapib Administered as Monotherapy or in Combination With Statins on HDL and LDL Cholesterol. A Randomized Controlled Trial;Nicholls, e coll. JAMA. 2011;306(19):2099-2109


 


 


 


Numerosi inibitori della cholesterol ester transfer protein (CETP) sono in corso di valutazione clinica, ma i loro effetti in combinazione con le statine più comunemente utilizzate non sono stati totalmente caratterizzati. Il presente studio ha valutato l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità del nuovo inibitore della CETP evacetrapib sia in monoterapia sia in combinazione con statine comunemente usate nella pratica clinica. E’ stato condotto uno studio controllato randomizzato su 398 pazienti con elevate lipoproteine a bassa densità (LDL-C) o con bassi livelli di lipoproteine ad alta densità (HDL-C).


Seguendo un regime dietetico i pazienti sono stati assegnati random a ricevere placebo (n=38), evacetrapib in monoterapia (n=121) alle dosi di 30, 100, 500 mg/die o evacetrapib 100mg/die in associazione con statine (n=239) (simvastatina, 40 mg/d; atorvastatina, 20 mg/d; o rosuvastatina, 10 mg/d) per 12 settimane.


Risultati: la media al baseline dei livelli di HDL-C era 55 mg/dL e quella di LDL-C era 144 mg/dL. In monoterapia l’evacetrapib ha prodotto un aumento dose-dipendente di HDL-C da 30.0 a 66.0 mg/dL (53.6% a 128.8%) e una diminuzione nei livelli di LDL-C da −20.5 a −51.4 mg/dL (−13.6% a −35.9%). In combinazione con le statine l’evacetrapib 100 mg/d ha prodotto un aumento nei livelli di HDL-C di circa l’80% e una diminuzione nei livelli di LDL-C di circa il 10% rispetto alla monoterapia con statine.


Confrontato con l’evacetrapib in monoterapia, la combinazione statine-evacetrapib ha dato maggiori riduzione di LDL-C (P<0.001), ma non un maggior aumento nei livelli di HDL-C. Nonostante lo studio sia stato sottodimensionato, non sono stati osservati effetti avversi.


I risultati ottenuti con questo nuovo inibitore della CETP confermano l’efficacia di questa classe di farmaci sul profilo lipoproteico.


F.Bernini


 


 







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